Malattia e simbolo: ci ammaliamo di ciò che ci meritiamo?

Malattia e simbolo: ci ammaliamo di ciò che ci meritiamo?

“La sofferenza è un correttivo che mette in luce la lezione che non avremmo compreso con altri mezzi e non può essere eliminata fino a quando quella lezione non è stata imparata” (Edward Bach)

Nulla è più veritiero di quanto affermato in questa frase da E. Bach per spiegare la relazione che c’è fra psiche e soma nel momento in cui il corpo mette in atto situazioni di sofferenza che devono essere riportate ad una causa più sottile.

Dobbiamo quindi fare appello al senso di responsabilità che ha ognuno di noi, rispetto alla propria condizione di vita e agli atteggiamenti utilizzati per affrontare le situazioni che essa ci pone.

Per responsabilità intendo riconoscere ed accettare che i nostri pensieri diano vita a vere e proprie lezioni che si concretizzano in fatti, avvenimenti fortuiti o patologie fisiche. Niente è frutto del caso e se è vero che ognuno è libero di scegliere attimo per attimo cosa pensare, cosa dire, come agire, le conseguenze di tali informazioni che penetrano nella realtà non possono essere evitate.

Un ponte tra simbolo e malattia 

Il concetto di simbolo è ora necessario per introdurre un ponte, un legame fra il mondo “sottile” delle idee, delle emozioni, dell’inconscio e quello materiale degli accadimenti, del visibile, del concreto. Se solo si osservasse meglio la relazione che c’è fra organo colpito, malattia manifesta e stati d’animo, temperamento e avvenimenti vissuti, si arriverebbe già ad introdurre un concetto di psico-somaticità.

L’organo ha in sé nella sua forma e funzionalità un aspetto simbolico dal quale non si può sfuggire. Ad esempio non c’è dubbio che la pelle ricoprendo l’esterno del corpo rappresenti una protezione, ma non solo, è anche un elemento che mette in relazione l’esterno con l’interno (attraverso i sensi) e  mette in comunicazione con gli altri; oppure considerando le mani è naturale che rappresentino l’azione o meglio “il fare nel mondo”: con esse si costruisce, si lotta, si dona affetto. I piedi sono le nostre radici e ci sostengono…simboleggiano la stabilità.

La simbologia ci aiuta a fare dei collegamenti fra il tipo di malessere presente ed il punto del corpo in cui si manifesta. Di fatto il simbolo unisce l’archetipo, l’idea o intelligenza creatrice universale con la forma fisica che trova la sua manifestazione nel mondo materiale e possiamo riconoscerne il senso attraverso l’uso delle analogie.

Sincronicità: la realtà come energia vibrante

Credo che la semplicità nel definire ciò che ci circonda sia un dono e farne uso è un regalo che si fa a se stessi per comprendere con maggior chiarezza la lezione da imparare. Il concetto di “sincronicità” introdotto da Gustav Jung è fondamentale per comprendere la visione olistica della realtà dove tutto è compenetrato o meglio ogni cosa può influenzare le altre ed esserne influenzata.

Ad oggi persino la fisica quantistica considera la realtà come un’energia vibrante espressa con diverse frequenze. Siamo immersi in un oceano di sincronicità, cioè un campo di energia, di informazioni quantiche che orchestrano la materia e di cui noi siamo i co-creatori. Il pensiero analogico conduce al simbolo che unisce in una sola forma più manifestazioni della stessa essenza.

Il linguaggio, le emozioni, i sogni, gli organi del corpo, le malattie si muovono contemporaneamente su uno stesso piano: quello della sincronicità.

Fonti:

“La medicina della luce”, Gaetano Conforto

“La fisica della guarigione”,  Gaetano Conforto

“Metamedicina, ogni sintomo è un messaggio. La guarigione a portata di mano”, Claudia Ranville

“Nuovi orizzonti con i fiori di Bach”, Riccardo Orozco

“Le malattie come linguaggio del corpo”, Riza