Riprogrammare le cellule malate con l’epigenetica

Riprogrammare le cellule malate con l’epigenetica

Le cellule possono essere riprogrammate, l’importante è conoscere e saper usare il corretto linguaggio. Sono queste le conclusioni a cui è giunto, dopo più di 25 anni di ricerche, un team italiano.

Le cellule possono essere riprogrammate, l’importante è conoscere e saper usare il corretto linguaggio. Sono queste le conclusioni a cui è giunto, dopo più di 25 anni di ricerche, il professor Pier Mario Biava.

L’intuizione di Biava nasce dall’aver osservato come durante le prime fasi dello sviluppo di un embrione, quando sono presenti solo cellule staminali totipotenti, è impossibile indurre un tumore con agenti esterni, mentre entrando in una fase più avanzata di sviluppo questo diviene possibile.

Doveva esserci qualche meccanismo di controllo e riparazione che proteggeva l’embrione. Successivamente Biava ha confrontato una cellula tumorale ad una staminale. Entrambe si moltiplicano in maniera indifferenziata ed incontrollata; ad un certo punto però per le cellule staminali interviene un segnale che le indirizza verso un ben preciso percorso di differenziazione. Si originano così tutte le diverse cellule che compongono il nostro organismo: da quelle cardiache a quelle epatiche, da quelle epiteliali a quelle neuronali.

Biava si domandò quale fosse il segnale che induce la cellula staminale a differenziarsi. Ed è forse lo stesso che protegge l’embrione nelle sue prime fasi di sviluppo? I suoi studi lo portarono a pubblicare già più di 25 anni fa il primo articolo nel quale descriveva i meccanismi con i quali si possono riprogrammare le cellule. (Cancer letter, agosto 1988 – per approfondire OncoVita)

Si apre la porta al mondo dell’epigenetica, ciò che sta sopra alla genetica.

Per comprendere meglio questi concetti dobbiamo farci aiutare dall’informatica. L’era digitale ha infatti cambiato il nostro linguaggio introducendo nella quotidianità concetti prima ignorati come quello di programmare o riprogrammare.

Ha introdotto anche il concetto che su un oggetto materiale è possibile inserire una serie di informazioni e funzioni. Ormai tutti abbiamo in mano oggetti che contengono informazioni: chiavette usb, smartphones, ipad.

La scienza oggi sta scoprendo che i meccanismi con cui le cellule si moltiplicano e mantengono le loro funzioni sono molto simili a quelle descritte dalla teoria dell’informazione. Si potrebbe immaginare il DNA come un hardware molto potente, non a caso già si parla dei prossimi computer come computer molecolari a DNA. Il DNA però di per sé non ha un software installato; esiste infatti un altro codice, quello epigenetico, che controlla il DNA e lo fa funzionare secondo un programma ben preciso: ne determina l’accensione e spegnimento dei vari geni.

Queste scoperte hanno implicazioni che vanno oltre la genetica e impregnano ogni singolo aspetto della nostra vita. Il dott. Ervin Lazslo, filosofo della scienza, ne è convinto da decenni.

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