Le cellule sarebbero immortali, siamo noi a farle invecchiare

Le cellule sarebbero immortali, siamo noi a farle invecchiare

Le nostre cellule sarebbero immortali. Alcuni ricercatori sono riusciti a tenerle in vita per un tempo indefinito. Nel nostro corpo però succede qualcosa che le fa invecchiare. Lo “usiamo male” e lo intossichiamo. Potremo un giorno evitare che ciò avvenga?

Le nostre cellule sarebbero immortali. Alcuni ricercatori sono riusciti a tenerle in vita per un tempo indefinito. Nel nostro corpo però succede qualcosa che le fa invecchiare. Lo “usiamo male” e lo intossichiamo. Potremo un giorno evitare che ciò avvenga?

“La cellula è immortale. E’ semplicemente il fluido nel quale galleggia che si degrada.” Sono le parole del medico francese Alexis Carrel, premio Nobel per la medicina che prosegue nella sua affermazione spiegando come “sostituendo questo fluido ad intervalli regolari daremo alla cellula ciò che le necessita per nutrirsi e, per quanto ne sappiamo, il pulsare della vita potrà continuare indefinitamente.
Carrel riuscì infatti, presso il laboratori del Rockfeller Institute for Medical Research di New York, a mantenere vivo il cuore di un pollo per 30 anni. 10 volte di più di quanto normalmente viva. Aveva inserito il tessuto del cuore in una soluzione salina che riproduceva le normali caratteristiche fisiologiche del pollo e ogni giorno sostituiva la soluzione garantendo una continua pulizia dell’ambiente nel quale era conservato il cuore. Solo quando smisero con questa procedura, 30 anni dopo, le cellule del cuore iniziarono a deteriorarsi fino a determinarne la morte.
Stiamo parlando così di due meccanismi chiave:
– alimentare la cellula con i nutrimenti specifici;
– pulire l’ambiente in cui la cellula vive dalle scorie del suo metabolismo

La correlazione è intuitiva: meno nutrimenti portano ad una minor vitalità e ad un progressivo indebolimento, ma anche meno igiene porta ad una minor vitalità e ad un progressivo deterioramento per autointossicazione.
Se ci pensiamo bene sono proprio le funzioni chiave dell’intestino: ci permette di assorbire i nutrimenti necessari e di eliminare le scorie.

Nel 1962, quasi vent’anni dopo questi studi, il dott. Leonard Hayflick fece però degli esperimenti che misero in dubbio il lavoro di Carrel. Oggi infatti la comunità scientifica condivide il concetto di “limite di Hayflick” ossia il numero massimo di divisioni cellulari a cui possono andare incontro le cellule. Numero che si attesta a circa 50 replicazioni. Con il susseguirsi delle moltiplicazioni cellulari infatti si accorciano i telomeri, una sorta di cappuccio protettivo delle estremità del DNA. Con questo progressivo accorciamento le cellule perdono ad ogni replicazione qualche gene e qualche funzione esponendosi a maggiori rischi di errori. In lento deterioramento è l’indice di invecchiamento e quando sono perse troppe funzioni le cellule non si replicano più. Generalmente oggi pochi medici sono a conoscenza dei lavori di Carrel. Eppure sarebbe sbagliato ripudiare quanto fatto dal premio Nobel francese.
La scienza spesso ha dimostrato come esperimenti contraddittori non erano l’uno invalidante dell’altro ma semplicemente osservazioni di due fenomeni diversi (ritenuti erroneamente uguali) oppure esperimenti apparentemente realizzati allo stesso modo ma in realtà diversi tra loro a causa di dettagli non ancora conosciuti ai tempi delle sperimentazioni.
Quello che possiamo dire senz’altro è che le conclusioni circa l’igiene dell’ambiente in cui vivono le cellule ed il loro nutrimento sono affermazioni corrette che dovremmo prendere in considerazione quotidianamente. E’ come far vivere un pesce nell’acqua pulita o nell’acqua sporca. La cellula vive nel liquido interstiziale che fornisce nutrimento ed ossigeno ma che è anche il mezzo in cui vengono eliminate le scorie del metabolismo cellulare. Pensate a come è importante il drenaggio e come è importante bere molto per il ricambio dei liquidi corporei. Ma bisogna mantener pulito e forte anche il nostro intestino. La stessa medicina ayurvedica da millenni professa la pulizia intestinale e del cavo orale come elementi chiave per il benessere.
C’è poi forse una sottile ma determinante differenza tra gli esperimenti di Carrel e quelli di Hayflick: le tipologie di tessuti sui quali lavorarono. Sembra che Hayflick abbia avuto un approccio molto concentrato sulle cellule mentre Carrel più sui tessuti nel loro complesso. Questo può significare che i campioni di tessuti prelevati fossero radicalmente diversi. In tutti i tessuti infatti sono presenti riserve di cellule staminali adulte in grado di moltiplicarsi e differenziarsi per riparare e sostituire le cellule malate. E’ probabile che Carrel lavorasse su tessuti in cui fossero presenti le staminali adulte mentre Hayflick, concentrato nell’isolare piccoli gruppi di fibroblasti, escludeva le staminali adulte che si attivano solo con stimoli specifici, togliendo così la riserva naturale di nuove cellule.

Come vedete dietro ad ogni affermazione della scienza si nasconde un mondo intricato di supposizioni ed errori. Einstein riteneva che alla fine le leggi della natura erano semplici ed intuitive. Così semplici come il concetto di aver cura dell’igiene del nostro corpo, a partire dall’intestino.

Fonti:

1- Carrel A – On the permanent life of tissue outside the organism
2- Hayflick L – The serial cultivation of human diploid cell strains
3- Hayflick L – The limited in vitro lifetime of human diploid cell strains
4- Witkowsky  JA – Dr. Carrel’s immortal cells
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