Effetto placebo… o nocebo?

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Effetto placebo... o nocebo?

 

In naturopatia e, più in generale, nelle medicine naturali ogni individuo viene considerato nella sua globalità, un’ entità unica nella quale corpo e mente interagiscono tra loro in accordo con i concetti della PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologia).

Uno dei punti deboli della medicina convenzionale è invece quello di analizzare l’organismo suddividendolo in organi ed apparati. A volte tale metodica può avere una ragion d’essere ma se tale atteggiamento non viene ampliato può diventare un limite spesso invalicabile per raggiungere la piena salute, come già evidenziava in questa frase Alexis Carrel, premio Nobel per la medicina nel 1912: “L’uomo ammalato è stato diviso in più regioni, ognuna delle quali ha il suo specialista. Costui si consacra allo studio di una parte minuscola del corpo ma in questo modo rimane tanto ignorante del rimanente che non può conoscere alla perfezione neppure questa parte”.

Ma come è possibile dimostrare in modo chiaro l’effetto della nostra mente con i suoi pensieri sul nostro corpo?

Semplicemente analizzando un concetto di cui spesso si sente parlare, l’“EFFETTO PLACEBO”.

Come sappiamo qualsiasi trattamento medico deve essere studiato in base ai suoi risultati, positivi o negativi, in relazione all’evoluzione della malattia; spesso, prima di introdurre un nuovo farmaco e per sperimentarne la reale efficacia, occorre eseguire una serie di valutazioni e confrontare l’effetto della nuova terapia comparandola con una sostanza dagli effetti nulli, appunto il PLACEBO.

Questo accade per il semplice motivo che anche l’assunzione di una sostanza priva di qualsiasi principio attivo, il classico “zuccherino”, è in grado di sortire effetti clinici ben visibili, misurabili e confrontabili con un trattamento farmacologico. Ma questo fatto avviene solo a condizione che il paziente sia convinto di assumere, invece del placebo, un determinato principio attivo in grado di interferire positivamente con il decorso della sua malattia.

Ma come mai ciò può accadere? Quale meccanismo si attiva in modo così potente in tali condizioni?

Un’analisi superficiale e limitata di questo fenomeno si limiterebbe a considerarlo come effetto psicologico, semplice autosuggestione.

E’ indubbio che l’effetto psicologico sia centrale ma alla luce degli studi e delle scoperte della già citata PNEI la sua valutazione non può fermarsi all’autosuggestione ma dovrà spingersi ben oltre ed andare alla scoperta di un fattore che può concorrere in maniera determinante per favorire la nostra salute ed il nostro benessere.

Sono infatti ormai ben più le 50 molecole, denominate peptidi o neuro peptidi, che si attivano a secondo delle condizioni psicologiche ed in funzione dei nostri pensieri e dei nostri stati d’animo e tali molecole vanno ad influenzare i nostri sistemi (nervoso, endocrino ed immunitario) e quindi in definitiva tutto il nostro organismo.

Quindi segnali che partono dalla nostra psiche di natura biochimica, non solo pura e semplice autosuggestione. Ne consegue che la nostra mente è in grado di interagire con ogni nostra cellula orientandola nei suoi comportamenti; insomma la mente e il pensiero ci possono “curare” e l’effetto placebo ne è la dimostrazione concreta ed inconfutabile.

Da questa constatazione ne consegue un’altra di portata ben più importante; non essendo quindi il “placebo”, se non indirettamente, a procurare un beneficio al nostro organismo è evidente che gli attori principali che entrano in gioco in questo processo siamo noi stessi. A noi quindi la possibilità di utilizzare un’arma così potente come il nostro pensiero a favore della nostra salute e non contro, altrimenti si instaurerebbe l’effetto diametralmente opposto, in tutte le cose vi è sempre infatti il rovescio della medaglia, l’effetto NOCEBO.

Non c’è posto per la malattia in un corpo dotato di pensieri armoniosi”

 

 

Riferimenti:

http://enzoverga.it/v2/naturopatia/la-mente-che-cura/placebo-o-nocebo/

FNNP – Federazione Nazionale Naturopati Professionisti-

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