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Tecnologia e ambiente

Cicatrizzazione delle ferite da taglio, un aiuto dalla natura

Basta un attimo di distrazione, un movimento scorretto per procurarsi facilmente una ferita quando si manovrano oggetti taglienti. Le ferite da taglio sono tra i più diffusi incidenti in ambiente domestico e lavorativo ma possono essere volutamente effettuate come nel caso di interventi chirurgici. 

Prodotte da strumenti affilati, quali coltelli, rasoi, frammenti di vetro, fili metallici tesi o bisturi, premuti e fatti scorrere sulla superficie cutanea, le ferite da taglio sono definite come un’interruzione (tecnicamente detta lesione di continuo) lineare o curvilinea, a margini netti, della pelle e del tessuto sottocutaneo.  

Sono ferite che tendono a sanguinare molto in base al numero e alla tipologia dei vasi sanguigni lesionati e che provocano dolore per l’irritazione delle terminazioni nervose recise.

Il processo di formazione della cicatrice

Una ferita da taglio si cicatrizza attraverso un processo molto complesso, in cui intervengono diversi “attori”, come cellule circolanti nel sangue o presenti nel tessuto lesionato, sostanze solubili e vari mediatori chimici, che si innescano secondo un preciso schema temporale suddiviso in tre fasi susseguenti.

La prima fase, che si mette in moto subito dopo essersi feriti, è quella in cui si attivano i meccanismi volti a bloccare il sanguinamento (cioè l’emostasi) e promuovere la chiusura della ferita e in cui si avvia un processo infiammatorio, indotto dal rilascio di sostanze capaci di attivare le cellule del sistema immunitario (come i leucociti neutrofili) per eliminare i batteri.  

In questa fase la ferita appare arrossata e dopo i primi giorni inizia a formarsi una crosta nella parte più esterna dell’epidermide, a protezione del tessuto danneggiato che si trova al di sotto.

La seconda fase viene definita “proliferativa”, in cui si formano nuovi piccoli vasi sanguigni (processo noto come angiogenesi) per consentire l’apporto di sostanze nutritive al tessuto lesionato e la formazione di nuovo tessuto grazie all’azione di alcune cellule come i fibroblasti che producono collagene ed elastina, in modo da ripristinare la funzione di barriera della pelle. La ferita tende ad assumere progressivamente un colore simile a quello della cute sana circostante. Queste due fasi sono attive nelle prime 2-3 settimane della cicatrizzazione.

La terza fase, detta di rimodellamento, si prolunga per qualche mese, periodo durante il quale i meccanismi di riparazione cercano di ricostituire le proprietà funzionali come l’elasticità e la resistenza della pelle. 

Errori di cicatrizzazione

Quale che sia la causa che l’abbia prodotta, una ferita tende a guarire spontaneamente, anche se talvolta in funzione della profondità, delle dimensioni, della zona corporea e delle caratteristiche individuali la cicatrizzazione può essere difficoltosa.

La cicatrizzazione di una ferita è un fenomeno finemente regolato, in cui deve essere rigorosamente rispettata una perfetta sincronia tra i numerosi segnali scambiati dai diversi tipi di cellule tra di loro e con l’ambiente circostante. Elementi che interferiscano con questa precisa sequenza di eventi possono determinare una cicatrizzazione anomala, talvolta eccessiva, come le cicatrici ipertrofiche ed i cheloidi, o al contrario una cicatrizzazione ridotta, come le cicatrici ipotrofiche.

Le cicatrici ipertrofiche sono cicatrici rilevate rispetto alla pelle circostante, di colore rosso, pruriginose, spesse e di consistenza dura. Sono più frequenti in particolari regioni corporee, in cui la pelle è sottoposta a un’elevata tensione, oppure in seguito a complicazioni (ematoma, infezione, riapertura della ferita e successiva guarigione spontanea).

I cheloidi sono cicatrici simili alle cicatrici ipertrofiche, ma di dimensioni maggiori, che si estendono oltre i margini della ferita, particolarmente dure, anelastiche e frequentemente dolenti.

Le cicatrici ipotrofiche sono cicatrici di consistenza morbida, sottili ed infossate (o depresse) rispetto al piano della pelle sana circostante. Questa cicatrizzazione anomala può verificarsi in caso di presenza di alcune malattie, in particolare il diabete, o a causa di deficit di proteine e vitamine, come può verificarsi nelle carenze alimentari.

Nelle persone anziane, la pelle è più fragile, così come i tessuti più in generale, per cui i meccanismi di riparazione di una ferita hanno una minore efficienza e richiedono tempi più lunghi.

Come aiutare una cicatrizzazione fisiologica

Una cicatrice mal rimarginata può rappresentare un inestetismo sgradevole soprattutto se è presente in regioni del corpo particolarmente esposte. Alcuni accorgimenti, tuttavia, possono ridurre la formazione di cicatrici eccessivamente visibili, ricordando che non è possibile eliminare del tutto questo segno sulla nostra pelle.

Nelle prime fasi del processo di cicatrizzazione è indispensabile eseguire disinfezione regolare della ferita, specialmente in presenza di punti di sutura, e cambiare la medicazione. In queste fasi la ferita non deve essere bagnata e quindi va protetta dall’acqua.

Una volta tolti i punti o quando la ferita si sia rimarginata, è bene proteggere la cicatrice dall’esposizione al sole o raggi UV con creme solari a schermo totale, dalla sabbia o dallo sfregamento con tessuti ruvidi.

Un aiuto a una normale cicatrizzazione può derivare dall’applicazione di creme a base di estratti naturali particolarmente efficaci, come soprattutto la Centella asiatica e il Pinus sylvestris che promuovono la produzione di collagene, modulano la risposta infiammatoria e promuovono la formazione di nuovo tessuto, ma anche l’Aloe vera, che ha effetti lenitivi, idratanti, antinfiammatori, rigeneranti e il Triticum vulgare ottenuto dalle gemme di frumento, che protegge la ferita e richiama le cellule produttrici di collagene.

Nei casi in cui nonostante tutte le attenzioni la ferita non si rimargini correttamente dando luogo a cicatrici ipertrofiche o cheloidi può rendersi necessario l’intervento del chirurgo plastico.

Fonti:

https://guna.com/it/guna-lifestyle/difficolta-a-cicatrizzare-perche-le-ferite-non-si-rimarginano/

Giornalista professionista e medico, da oltre 30 anni impegnato nella
divulgazione scientifica e nell'aggiornamento e formazione dei medici di
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