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La dieta vegana provoca un rischio più alto di parto prematuro?

L’apporto insufficiente di alcune sostanze nell’alimentazione può portare a conseguenze come anemia e disturbi al sistema nervoso fino all’aumento del rischio di parto prematuro, cioè prima della trentasettesima settimana di gestazione.

Questo è ciò che è emerso da una ricerca compiuta da scienziati norvegesi e pubblicata sulla rivista American Journal of Epidemiology.

Una dieta equilibrata e completa è infatti fondamentale per mantenersi in salute. Soprattutto durante la gravidanza, per garantire all’organismo tutti i nutrienti di cui hanno bisogno le future mamme.

Gli studi: correlazione tra la vitamina B12 e il parto prematuro

Si tratta di una meta-analisi, cioè una ricerca che ha esaminato gli studi pubblicati finora in materia.  Sono state considerate complessivamente 18 studi clinici svolti in 11 Paesi diversi, per un totale di più di 11.200 donne in dolce attesa. I ricercatori hanno valutato la correlazione tra ridotti livelli di vitamina B12 e il verificarsi di episodi di parto prematuro, una delle principali cause di morte neonatale nel mondo.

Infatti, anche se fortunatamente sono sempre più numerosi i bambini prematuri che sopravvivono, ancora oggi infatti il 36% di tutti i casi di morte entro i primi 28 giorni di vita sono legati a un parto prematuro.

Vitamina B12: in quali alimenti si trova?

Presente esclusivamente in alimenti di origine animale, come carne, uova o latticini, questa sostanza non può essere prodotta in alcun modo dal nostro organismo, che deve quindi assumerla con l’alimentazione.

I risultati: il rischio di parto prematuro è maggiore del 21%

“È stato osservato un aumento del rischio pari al 21% nelle donne con carenza di questo componente essenziale. Quando al contrario i livelli di questa molecola aumentano, il rischio diminuisce” ha dichiarato Tormod Rogne, dell’Università norvegese di scienza e tecnologia (Ntnu), che ha guidato la ricerca.

La vitamina B12 infatti interviene in processi vitali come la produzione di globuli rossi e il metabolismo cellulare: la sua mancanza, anche indipendentemente dalla gravidanza, può causare anemia e danni al sistema nervoso.

Inoltre, ha aggiunto Rogne: «le donne incinte che consumano troppo pochi cibi di origine animale aumentano il rischio di andare incontro a un’insufficienza di vitamina B12».

Le carenze nutrizionali di questo tipo nei Paesi Occidentali sono sempre più frequenti, soprattutto a causa del diffondersi di regimi alimentari non equilibrati, come per esempio quello vegano. Questa dieta infatti elimina completamente ogni alimento di origine animale e una delle conseguenze inevitabili è proprio l’apporto insufficiente di vitamina B12.

L’importanza di una dieta completa con alimenti o integratori

Sebbene quindi non sia ancora chiaro il collegamento tra carenze vitaminiche e problemi durante la gravidanza, è comunque buona abitudine cercare di assumere un’adeguata quantità di tutti i nutrienti considerati essenziali. Una dieta completa prevede il consumo di carni e latticini o in alternativa l’utilizzo di specifici integratori alimentari facilmente reperibili sul mercato. Un discorso diverso vale per i vegetariani che, nonostante eliminino la carne, continuano ad assumere altri prodotti animali, come uova, latte e suoi derivati.

Qual è la quantità necessaria di vitamina B12 al giorno?

Secondo il Ministero della Salute, il fabbisogno di vitamina B12 è di circa 2 mg giornalieri.Durante la gestazione, invece, il fabbisogno aumenta, ma questo avviene in misura diversa per ogni donna. Per saperne di più, è fondamentale consultare il proprio medico e valutare insieme un piano di alimentazione su misura, adatto alle esigenze di tutte le future mamme.

 

Fonte:

Rogne T, et al. Associations of Maternal Vitamin B12 Concentration in Pregnancy With the Risks of Preterm Birth and Low Birth Weight: A Systematic Review and Meta-Analysis of Individual Participant Data. Am J Epidemiol. 2017 Jan 20.

 

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