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Tecnologia e ambiente

Long Covid : una lunga convalescenza

Cosa dire di questo uragano che ci ha colpito nel 2020? Sappiamo quasi tutto o quasi niente, ma sappiamo perfettamente che a causa di questo virus la nostra vita è cambiata da un giorno all’altro.

Anche il nostro vocabolario si è arricchito di nuovi termini coniati nei due anni di pandemia, parole che ora utilizziamo quotidianamente come se le avessimo imparate sui banchi di scuola.

Un tempo in gergo popolare si parlava di “strascichi” di una malattia, oggi, in relazione al Covid, si parla di “long Covid”; la sostanza non cambia, chi ha contratto il virus in modo importante ha dovuto affrontare una convalescenza piuttosto lunga con malesseri che hanno ritardato la ripresa della vita lavorativa e sociale.

Il long Covid

All’inizio della pandemia si pensava che il Covid-19 fosse una malattia a breve termine. Ma già a febbraio del 2020 l’OMS, con i dati disponibili all’epoca, riportava che il tempo dall’insorgenza al recupero clinico per i casi lievi era di circa 2 settimane. Per i pazienti con malattia grave o critica i tempi si allungavano a 3-6 settimane.

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Più recentemente è diventato chiaro che in alcuni pazienti i sintomi debilitanti persistono per mesi o addirittura non scompaiono.

I sintomi persistenti più lamentati dai pazienti assomigliano alla sindrome da stanchezza cronica/encefalomielite mialgica: affaticamento persistente, dolore muscolare, depressione e sonno disturbato.

In merito alla durata dei sintomi l’Office for National Statistics (ONS) del Regno Unito ha pubblicato i dati sulla prevalenza dei sintomi persistenti di Covid, stimando che la prevalenza a 5 settimane di qualsiasi sintomo era del 22,1%, mentre la prevalenza a 12 settimane era del 9,9%. Dati indubbiamente da non sottovalutare.

Le manifestazioni del long Covid sono ormai evidenti e ne soffrono giovani e meno giovani; un dato interessante, emerso dalle varie indagini è che le donne ne sono maggiormente colpite rispetto agli uomini.

Per monitorare gli effetti ed accrescere le conoscenze, ma soprattutto per uniformare l’approccio e la gestione clinica a livello nazionale, è nato un progetto coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità che avrà una durata di due anni.

L’affaticamento è tra le manifestazioni più frequenti

L’affaticamento di cui stiamo parlando non è semplicemente un “essere stanchi”, è più un esaurimento e uno stato di costante stanchezza che riduce l’energia e la concentrazione della persona.

La perdita di memoria a breve termine e di concentrazione, sembrano sintomi ricorrenti. I pazienti descrivono il disturbo come una sorta di nebbia nel cervello, che impedisce di ricordare eventi, pensieri o dettagli. Ciò indubbiamente influisce negativamente sulla vita lavorativa e sociale delle persone.

Le cause organiche di questo sintomo non sono ancora state comprese, ma se ne riscontra oggettivamente la presenza.

Senza dubbio il Covid crea nel nostro organismo una vera e propria “tempesta infiammatoria” che lascia il corpo molto affaticato; è come se bruciasse velocemente le nostre risorse, lasciandoci un senso di stanchezza costante.

Benché le cause esatte non siano ad oggi ancora definite perfettamente, l’ipotesi più condivisa riguardo alla sindrome da stanchezza post-virale è, appunto, la conseguenza della battaglia affrontata dall’organismo che ne esce spossato.

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Come aiutarsi nel recupero?

Poiché è trascorso poco tempo dall’inizio della pandemia, non ci sono delle linee guida ufficiali che possano dare ai pazienti affetti da long Covid delle indicazioni precise sulle modalità e sui tempi di recupero.

I consigli vertono prevalentemente su alcune indicazioni fornite dall’ OMS.

Per affrontare la stanchezza fisica e l’affaticamento muscolare, ad esempio, secondo queste indicazioni è importante una pratica regolare di esercizio fisico, perché in grado di agire su:

  • Forma fisica
  • Fiato
  • Forza muscolare ( persa per un eventuale allettamento e scarsa nutrizione )
  • Coordinamento ed equilibrio

Sono utili esercizi di rinforzo muscolare di stretching e cardiovascolari, assolutamente da concordare con il proprio medico o con il fisioterapista. E’ fondamentale commisurare il proprio sforzo al proprio stato di forma, aumentandone l’intensità proporzionalmente al miglioramento della propria condizione fisica.

La nebbia mentale può essere combattuta con un’azione combinata di:

  • Attività fisica
  • Allenamento mentale ( lettura, giochi enigmistici…)
  • Scrivere dei promemoria di cose da fare

La fosfatidilserina potrebbe aiutare

Le proprietà benefiche che vengono attribuite a questa sostanza sono diverse; sembra infatti che la fosfatidilserina sia in grado di incrementare la massa muscolare, di migliorare la memoria e le prestazioni cognitive sia nei soggetti anziani che nei giovani.

Inoltre alla fosfatidilserina sembra essere in grado di mantenere in salute il sistema nervoso, di favorire la concentrazione e migliorare le prestazioni mentali in caso di stress.

Si pensi, infatti, che in ambito clinico e integrativo, la fosfatidilserina, è impiegata principalmente a sostegno delle capacità mentali e si è rivelata utile nella gestione:

  • Della malattia di Alzheimer
  • Dei disturbi della memoria
  • Della demenza senile

Il long Covid, però, è ancora in gran parte sconosciuto, devono essere fatti studi e verifiche per avere delle certezze scientifiche, quindi è bene essere seguiti da un medico che può scegliere gli interventi più adatti alle necessità del paziente.

Fonti:

www.sanitainformazione.it/long-covid/sindrome-da-stanchezza-cronica-dopo-covid-caratteristiche-e-terapie-con-lesperto-iss/

https://www.msdmanuals.com/it-it/professionale/news/editorial/2020/09/23/20/17/post-covid-syndrome

www.humanitas.it/enciclopedia/integratori-alimentari/fosfatidilserina/

Laureata in Lettere, freelance
Laureata in Lettere, freelance.

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