“Così curiamo il covid a casa”- ecco l’esercito dei 2.000 medici e le terapie adottate

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Credit: https://www.radioradio.it/

“I malati di COVID li curo a casa, e sono guariti tutti” mentre componevo il numero di cellulare del dott. Andrea Stramezzi continuava a passarmi per la testa questa sua frase. La ragione per cui lo stavo chiamando. Troppo bello per essere vero!

“Pronto? Chi parla?” mi risponde nel bel mezzo di questi miei pensieri. Mi presento, gli spiego che vorrei fissare un appuntamento per intervistarlo e capire meglio il suo approccio con le cure domiciliari. Nessun appuntamento. Mi dice che è in viaggio in auto, mi informa che ha visto un benzinaio, si ferma e si rende subito disponibile per l’intervista.

Dottor Stramezzi, c’è molta gente malata di covid che vorrebbe essere curata a casa. Cosa diciamo a queste persone? Cosa dovrebbero fare?

E’ la cosa più importante da fare, è da marzo 2020 che lo faccio e penso che ogni paziente abbia il diritto di essere curato, perché le malattie vanno curate. Fino ad oggi non ne ho mai ospedalizzato nessuno e per ora, toccando ferro, sono guariti tutti. A parte quelli che chiaramente ho appena preso in cura.

Non ha senso stare a casa in vigile attesa e aspettare il corso degli eventi. Sarebbe come dire a un paziente malato di tumore di non fare nessuna terapia e di richiamare solo quando si sviluppano le metastasi. E’ un paradosso ma secondo me rende l’idea.

In questi mesi abbiamo imparato a conoscere la malattia e oggi ci sono delle indicazioni per le cure domiciliari molto efficaci, che io stesso ho contribuito a scrivere e a revisionare. Siamo partiti a marzo che eravamo in pochi, oggi ci sono in rete più di 2.000 medici che seguono questi nostri consigli.

Chiaramente l’automedicazione per il Covid non è assolutamente indicata, quindi niente cure fai da te. Ai lettori suggerisco di andare sui siti ippocrateorg.org e terapiadomiciliarecovid19.org per trovare un medico a cui rivolgersi per le cure domiciliari.

Lei  non ha mai avuto paura di andare a casa dei malati di Covid?

No, io preferisco sempre, se posso, andare a casa del paziente e fare una visita completa.

Il paziente va trattato, va visitato gli va richiesta l’anamnesi, facendogli delle domande e poi va toccato, palpato.

Come ha ben detto il Prof. Bassetti noi siamo Medici Chirurghi e la parola chirurgo deriva da “chiros”, che in greco significa mano, quindi un buon medico deve anche usare le proprie mani per fare diagnosi. Poi non va dimenticato l’aspetto umano. Io tengo la mano al paziente, lo tranquillizzo, lo abbraccio quando è guarito, faccio in modo che si senta preso in carico in tutta la sua interezza.

Un medico deve proteggersi con la mascherina ma non con le tute di bio-contenimento, buone per l’Ebola ma inutili e ridicole per il Covid.

Ma con tutti questi casi di positività, riuscite a visitare a casa tutti i pazienti?

No, non riusciamo. Io stesso non riesco a visitare tutti quelli che mi contattano.

In questi casi cerchiamo almeno di metterci a disposizione per delle visite telematiche.

Ho pazienti ormai ovunque. Ho addirittura in cura una suora siriana che è andata a Bagdad ad incontrare il Papa e purtroppo è stata ricoverata in ospedale lì, per cui l’ho visitata attraverso i medici iracheni, parlando in inglese. Ma ci siamo capiti. Ho dei pazienti a Bruxelles, un Rabbino curato e ormai guarito, anche lui lontano, ho avuto pazienti negli USA e in Brasile, molti in America Latina. Poi facciamo periodiche riunioni su zoom con molti medici per formarli e spiegare loro il nostro metodo. Collaboriamo soprattutto con medici del centro e sud America che ci chiedono aiuto non solo per i loro pazienti più gravi ma soprattutto per come evitare di farli andare in ospedale, perché questo è il nostro obiettivo: fare in modo che il paziente venga curato a casa senza dover ricorrere all’ospedale.

Sta facendo formazione anche ad altri medici per evitare l’ospedalizzazione dei pazienti?

La formazione è fondamentale. Quando ho iniziato a curare a casa a marzo del 2020 ero solo, non avevo protocolli, né dati di letteratura da seguire e prendevo le decisioni da solo, in Scienza e Coscienza. Ho iniziato a trattare con l’Idrossiclorochina, antibiotici, antinfiammatori, cortisone e poi ho introdotto l’Eparina. Ma lo facevo sulla base di miei approfondimenti personali. Pensi che l’idea dell’Idrossiclorochina mi è nata dopo aver letto una vecchia pubblicazione del Prof. Fauci, che oggi negli USA è il coordinatore per l’emergenza Covid, nella quale spiegava che l’Idrossiclorochina era efficace sulla Sars.

Per mesi sono andato avanti senza sapere che, altri trattavano i pazienti a casa come li trattavo io.

Poi piano piano ci siamo conosciuti, scoprendo che avevamo utilizzato gli stessi farmaci e con gli stessi, ottimi risultati. Penso a colleghi come il prof. Cavanna Primario di Oncologia di Piacenza, che ha avuto la copertina di Time magazine, Aprile 2020, presentato come l’uomo che ha appiattito la curva dei contagi, e oggi candidato al Nobel 2021, oppure penso al dott. Mangiagalli MMG o al Prof. Pietro Garavelli, Primario di Malattie Infettive di Novara.

Ci siamo uniti in un gruppo di lavoro e oggi una delle cose che facciamo è proprio quella di formare altri colleghi, sia condividendo le nostre esperienze cliniche, che rassicurandoli sul fatto che non è pericoloso andare a visitare.

Pensi che a settembre eravamo circa 200, oggi siamo arrivati ad almeno 2000 medici che visitano a domicilio i malati di Covid.

Lei è da poco stato al Ministero della Salute, c’è “speranza” che questo vostro approccio possa essere promosso a livello istituzionale e diffuso in maniera capillare?

Ho fatto ricorso al TAR contro AIFA e contro il Ministero della Salute e l’ho vinto. In questo modo sono riuscito a far cancellare la nota AIFA che suggeriva come protocollo tachipirina e vigile attesa. Ero convinto, come oggi è evidente, che questo approccio non faceva altro che danni.

Questo virus è molto particolare, la maggior parte delle ospedalizzazioni non sono dovute alla polmonite interstiziale, ma alla formazione di microtrombi, causati dalla anomala reazione immunitaria, una sorte di malattia autoimmune. Stiamo parlando di un virus che si trova bene in tutti i tessuti ,dalla pelle al sistema nervoso centrale o periferico, cuore, reni, etc..

Ecco perché è importante ridurre i livelli di infiammazione fin dalle primissime fasi dell’infezione ed ostacolare l’ingresso del virus in altri tessuti.

La tachipirina non riduce l’infiammazione e, come è dimostrato in letteratura, a dosi di 4 grammi al giorno diventa tossica. La nota AIFA andava cancellata perché promuoveva un protocollo che poteva riduceva i livelli di Glutatione e lasciava campo libero all’infiammazione e alla diffusione del virus.

Tanto per essere chiari dopo questa sentenza del TAR, oggi un medico non è più protetto da un punto di vista medico-legale se prescrivendo tachipirina e vigile attesa, il paziente si aggrava.

Una cosa che adesso mi aspetto è che AIFA autorizzi anche per l’Italia l’uso dell’ivermectina anche a livello domiciliare. E’ una molecola con azione antivirale, che all’estero usano molto ma da noi è ancora classificata come veleno. Eppure ci sono medici, come il prof. Garavelli del reparto di malattie infettive di Novara, che la usa da oltre 30 anni senza problemi. I dosaggi a cui la usiamo sono così bassi che non c’è nessun rischio.

Il bello dell’invermectina è quello di essere efficace in tutte le fasi del Covid, anche in quelle più avanzate e nei long-Covid. Ovviamente il paziente non deve avere gravi patologie epatiche.

Anche l’idrossiclorochina deve essere promossa dal Ministero. Non è vero che è pericolosa, soprattutto alle dosi in cui la usiamo. Per i pazienti Covid con problemi cardiaci preesistenti sento sempre il loro cardiologo e non ho mai trovato nessuno che mi facesse problemi. Non ha senso demonizzare certi farmaci che sono invece molto utili nel trattamento di questa patologia.

Come spiega lei il fatto che per alcuni, il Covid risulti poco più grave di un’influenza e per altri possa essere mortale?

Intanto una cosa: secondo me quando parliamo di Covid, stiamo parlando in realtà di due malattie diverse. La prima è un’ infezione virale respiratoria data dal Virus SARS-CoV-2, la seconda, più grave, è una patologia autoimmune. L’infezione non è comunque da sottovalutare perché questo virus riesce a colonizzare altri organi, oltre ai polmoni ed in alcuni casi lascia danni più o meno permanenti. Ho alcuni pazienti che dopo un anno hanno ancora zone del polmone poco elastiche, e stiamo parlando anche di pazienti giovani.

Poi c’è la risposta immunitaria specifica, che in alcuni casi può essere anomala ed esagerata, si parla di tempesta citochinica. I ricoveri avvengono per la formazione di micro-trombi, non per le polmoniti interstiziali. Secondo me qui c’è una predisposizione genetica. Quando sono stato al Ministero ne ho parlato anche col viceministro Sileri e lui mi ha capito. Pensi che ha tirato fuori una sua pubblicazione di giugno 2020 in cui ipotizzava che il gene HLA potesse essere il primo indiziato per questa predisposizione all’iper-risposta immunitaria.

In questi pazienti predisposti geneticamente nel momento in cui la risposta immunitaria specifica si attiva in modo esagerato, dà origine alla cosiddetta tempesta citochinica. E’ questa la malattia che vedono i medici nelle terapie intensive: gli ospedalieri vedono una malattia autoimmune, e quindi una tipologia di malattia coerente con tutta una serie di avvenimenti come la formazione prima dei microtrombi e poi dei trombi più grossi, la formazione di emboli o addirittura la coagulazione intravasale disseminata. Ormai ho curato più di 500 pazienti e conosco bene la differenza tra queste due diverse fasi del Covid.

Qual è quindi la vostra strategia terapeutica?

Dobbiamo renderci conto che il Covid è una malattia nuova, una malattia che da un certo punto di vista ha rivoluzionato il mondo della medicina. Le faccio un esempio. Tutti noi sappiamo che quando ho un’infezione in corso non devo dare il cortisone perché questo, bloccando l’azione del sistema immunitario, agevola il progredire dell’infezione. Ma come ho detto, questo virus attiva anche una risposta infiammatoria e sull’infiammazione il cortisone è fondamentale. Quindi cosa fare? Noi diamo il cortisone a basse dosi, così da bloccare l’infiammazione modulando la risposta immunitaria.

Un altro paradosso è con gli antibiotici. Tutti sanno che contro i virus gli antibiotici non servono. Questo virus però, sappiamo dalla letteratura, non solo infetta le nostre cellule ma anche i batteri che sono presenti nel nostro organismo come il microbiota e li usa per replicarsi. Allora ecco che se voglio bloccare la riproduzione del virus posso anche agire a livello batterico con degli antibiotici.

Quindi per prima cosa dobbiamo cercare di rallentare la replicazione del virus con farmaci che hanno anche un’azione antivirale, come l’azitromicina, l’idrossiclorochina o l’ivermectina. La seconda cosa è cercare di evitare l’infiammazione che a sua volta favorisce la colonizzazione di altri organi da parte del virus e prevenire l’eccessiva reazione anticorpale, che esita nella malattia autoimmune. Ecco quindi l’uso del cortisone.

Per avere un’ ulteriore protezione, come un secondo paracadute, bisogna trattare i pazienti con l’eparina in dosi preventive, diciamo 100 UI per Kg, così da prevenire la formazione di trombi.

In caso avessimo il sospetto, data una bassa saturazione, che i trombi fossero già presenti, bisognerebbe fare delle infusioni di urochinasi, per eliminarli. Purtroppo, questa è di solo uso ospedaliero, e ciò che io auspico e propongo, è che venga somministrata in day-hospital, permettendo al paziente di guarire a casa.

Come vede abbiamo diverse armi a disposizione ed è importante che sempre più medici lo capiscano.

In conclusione cosa consiglia di fare?

Per prima cosa, per evitare di ammalarsi e di contagiare, bisogna portare la mascherina.

Se poi è andata male e ci si infetta è importante contattare al primo sintomo un medico che vi venga a visitare a casa o almeno in telemedicina. Non sottovalutate un raffreddore o sintomi lievi, chiamate sempre un medico, ancor prima di ricevere l’esito del tampone.

Se poi il medico vi prescrive tachipirina e vigile attesa, cambiatelo. Non prendete la tachipirina. Molto meglio l’aspirina che è un antinfiammatorio, oltre che un anti-aggregante piastrinico. Ovviamente se uno non è allergico all’acido acetil salicilico. In generale comunque un qualsiasi antinfiammatorio va bene come ad esempio il celebrex, che da meno problemi ed è molto efficace sul covid.

Per cercare il medico non perdete tempo ma rivolgetevi direttamente alle molte associazioni specifiche, io faccio parte di ippocrateorg.org e di terapiadomiciliarecovid19.org. Ci sono ormai quasi 2.000 medici che lavorano giorno e notte per poter cercare di star dietro a più pazienti possibili, almeno telefonicamente.

Ringrazio la gentilezza e la disponibilità del dott. Stramezzi sia per il lavoro che sta facendo che per l’immediata disponibilità  per l’intervista. Dal canto mio vi dico che gli ho chiesto il permesso di tenere in memoria il suo numero nel caso, speriamo di no, ne avessi bisogno.

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