Una dieta ricca di grassi e povera di zuccheri per combattere il dolore – Parte 1

Una dieta ricca di grassi e povera di zuccheri per combattere il dolore – Parte 1

Il noto medico americano Joseph Mercola ha scoperto che una dieta ricca di grassi e povera di zuccheri può notevolmente alleviare il dolore aumentando la capacità del corpo di produrre energia migliorando il funzionamento dei mitocondri.

Che tu sia malato o in salute, sai già quanto sia frustrante e quanta confusione si trovi, cercando di capire tutti i consigli nutrizionali contrastanti su come mangiare sano. Il fatto è che ci sono poche prove scientifiche a sostegno di un singolo piano alimentare che funzioni per le differenti condizioni dei malati.

Prima di entrare nel dettaglio della Dieta è bene fare alcune considerazioni.

 

I mitocondri

I mitocondri sono considerati dei micro-organi e sono contenuti in quasi tutte le cellule. Una delle molte funzioni che svolge è quella di produrre energia combinando i nutrienti, estrapolati dagli zuccheri e dai grassi che si assumo mangiano, con l’ossigeno dell’aria che respiriamo.

I ricercatori stimano che i mitocondri rappresentino il 10 per cento del peso corporeo, e sono circa 10 milioni di miliardi all’interno delle cellule di un adulto medio. Se questo numero è difficile da comprendere, considera che più di 1 miliardo di mitocondri ci starebbe sulla testa di uno spillo.

Più le cellule sono metabolicamente attive  – come quelle che si trovano nel cuore, nel cervello, nel fegato, nei reni e nei muscoli – più hanno mitocondri.

I mitocondri generano continuamente molecole di energia e la funzione mitocondriale ottimale è la chiave per un metabolismo ben funzionante.

La riparazione della disfunzione mitocondriale offre una delle più nuove e promettenti strategie per migliorare la  salute e aiutare a prevenire malattie come il cancro, in primo luogo grazie alla risoluzione di problematiche che coinvolgono il dolore.

 

Il ruolo dei radicali liberi

L’ATP (adenosina trifosfato) è la “valuta dell’energia” del corpo e guida essenzialmente ogni processo biologico nel corpo, dalle funzioni del cervello al battito del cuore.

I mitocondri utilizzano gli elettroni liberati dal cibo ma una percentuale perderà e formerà quella che viene chiamata “specie reattiva dell’ossigeno” (ROS). Questi atomi altamente reattivi formano radicali liberi potenzialmente distruttivi.

Ma non sono i ROS in generale ad essere dannosi ma quelli in eccesso.

Per questo, si può usare la “terapia del metabolismo mitocondriale” (MMT) per ottimizzare la generazione e la riduzione dei ROS nelle cellule.

Piuttosto che sopprimere i radicali liberi in eccesso con antiossidanti, la soluzione ideale è quella di produrne di meno. I radicali liberi reagiscono con altre molecole in quelle che sono conosciute come “reazioni di ossidazione” per neutralizzare la loro carica elettrica instabile. L’ossidazione è essenzialmente “ruggine biologica” che crea un effetto valanga: le molecole rubano gli elettroni gli uni agli altri, ognuno diventa un nuovo radicale libero, lasciando dietro di sé una  “carneficina biologica”.

Questa orda in rapida espansione di radicali liberi si raccoglie all’interno della cellula e degrada le membrane cellulari e mitocondriali in un processo noto come “perossidazione lipidica“. Quando questo accade, le membrane diventano fragili e si disintegrano.

I radicali liberi danneggiano anche il DNA interrompendo la sua replicazione, interferendo con le sue attività di manutenzione e alterando la sua struttura. Ricerche recenti stimano che il  DNA subisca un attacco di radicali liberi  tra 10.000 e 100.000 volte al giorno,  quasi un assalto al secondo.

Quando si mangia una dieta ricca di grassi di qualità e con basse percentuali di carboidrati netti (carboidrati totali meno fibre) e con un adeguato apporto di proteine, si ottimizza la capacità dei mitocondri di generare un carburante noto come “chetoni” che, in combinazione con bassi livelli di glucosio nel sangue , produce meno ROS e radicali liberi secondari rispetto a quando si consumano principalmente carboidrati. E questo può avere un forte impatto nell’abbassare l’infiammazione che causa il tuo dolore.

 

Emicrania

Nonostante tantissime persone ne soffrano, l’emicrania è ancora uno dei disturbi medici meno conosciuti. I sintomi sono comunemente confusi con l’ictus, poiché i malati possono temporaneamente perdere la vista e sperimentare spasmi nervosi inusuali.

Sembra che anche la dieta giochi un ruolo nelle emicranie.

Le Ricerche più recenti hanno rilevato un’associazione tra le diete povere di carboidrati e significative riduzioni negli attacchi di emicrania.

In uno studio del 2015, 45 donne con emicrania regolare hanno seguito una dieta chetogenica (basata sulla riduzione dei carboidrati alimentari, che “obbliga” l’organismo a produrre autonomamente il glucosio necessario alla sopravvivenza e ad aumentare il consumo energetico dei grassi contenuti nel tessuto adiposo) per un mese, per poi passare ad una dieta standard a calorie limitate per altri cinque mesi.

Nella prima fase queste donne hanno sperimentato una riduzione significativa del numero di attacchi e del numero di giorni con mal di testa durante il primo mese. Ma una volta passate alla dieta ipocalorica standard i loro sintomi sono peggiorati.

Un affascinante studio italiano del 2013 ha analizzato due sorelle gemelle di 47 anni che hanno adottato una dieta a basso contenuto di carboidrati e ad alto contenuto di grassi. Dopo soli tre giorni di  dieta le loro frequenti emicranie “sono svanite inaspettatamente“. Le sorelle hanno seguito una dieta chetogenica per quattro settimane e poi sono passate ad una dieta ipocalorica e non chetogenica per due mesi prima di ricominciare di nuovo il ciclo. Prima di iniziare la dieta, le sorelle hanno sofferto da cinque a sette attacchi di emicrania al mese. Non hanno avuto mal di testa durante il ciclo di quattro settimane ad alto contenuto di grassi, mentre le loro emicranie si sono ripetute durante gli intervalli non chetogenici di due mesi, sebbene con ridotta frequenza, durata e intensità. I ricercatori hanno teorizzato che la dieta riducesse l’infiammazione e lo stress ossidativo nei neuroni dei pazienti e una maggiore funzione mitocondriale che, a sua volta, ha portato a una drastica riduzione degli attacchi di emicrania.

 

Fibromialgia

La scienza sta anche iniziando a riconoscere un legame tra lo stress ossidativo, la disfunzione mitocondriale e problemi di salute come l’affaticamento cronico e la fibromialgia.

Sebbene pochi studi abbiano esaminato specificamente l’effetto di una dieta ricca di grassi in queste condizioni  con dolore cronico, uno studio promettente è stato pubblicato nel numero di dicembre 2013 del Journal of Musculoskeletal Pain. La dieta in questo caso era espressamente non chetogenica ma era a basso contenuto di carboidrati. Le 33 donne di mezza età che hanno seguito la dieta hanno riportato un aumento di energia, meno dolore e un miglioramento dei punteggi dei sintomi sul questionario sull’impatto della fibromialgia.

E’ stato riscontrato inoltre che le persone con fibromialgia hanno meno sintomi se eliminano uno o più cibi che spesso provocano allergie o sensibilità alimentari. I più comuni sono mais, frumento, soia, latticini, agrumi e zucchero.

 

Perché la dieta funziona

Per il nostro organismo i carboidrati sono un carburante peggiore rispetto ai grassi. Se, come carburante, si sostituisce il glucosio prediligendo la combustione di grassi e chetoni, l’esposizione mitocondriale al danno ossidativo scende del 30-40%.

Ciò significa che il DNA mitocondriale, le membrane cellulari e le proteine ​​saranno più forti, più sani e più resistenti.

Perché il tuo corpo riacquisti la sua capacità di bruciare i chetoni come combustibile principale, bisogna concentrarsi sull‘aumento dell’assunzione di grassi sani, riducendo al contempo il consumo di carboidrati per mantenere bassi i livelli di glucosio nel sangue. Questo è l’obiettivo della Dieta MMT.

La MMT non è una dieta che esclude i carboidrati infatti la fibra è un carboidrato importante che è effettivamente convertito in grassi a catena corta vantaggiosi per l’intestino.

L’unico problema è che, quando sostituisci i carboidrati con il grasso, devi farlo con cura. I grassi che scegli devono essere di alta qualità. Ma ancora più importante, non dovrebbero essere trattati con oli vegetali omega-6.

Se si guarda l’etichetta dei valori nutrizionali su qualsiasi pacchetto alimentare, si trovano elencati i carboidrati totali. Ma è necessario anche guardare il contenuto di fibre da sottrarre ai carboidrati totali.

Nella MMT, si sostituiscono quelle calorie di carboidrati non-fibra ( dolci, bevande zuccherate, pane, pasta, cracker, patatine fritte e patatine fritte) con verdure e grassi sani. Questo induce il corpo a bruciare principalmente i grassi riducendo drasticamente il rischio per la maggior parte delle malattie croniche.

In generale, l’elevata quantità di verdure, insieme alle noci e ai semi che si mangiano mentre si segue l’MMT fornisce più fibre giornaliere di quanto se ne assumano mediamente.

Per approfondire e capire gli alimenti consigliati e sconsigliati rimandiamo al prossimo articolo con cui entreremo nel dettaglio della Dieta MMT.

Fonti:
  • Ann Neurol, 2006; 60: 223-35
  • Phinney SD, Volek JS. The Art and Science of Low Carbohydrate Living. Miami, FL: Beyond Obesity LLC, 2011
  • http://articles.mercola.com/sites/articles/archive/2016/01/31/high-fat-low-carb-diet-benefits.aspx
  • Diabetes Res Clin Pract, 2014; 106: 173-81
  • J Neurochem, 2012; 121: 28-35
  • Moore J, Westman EC. Keto Clarity (audiobook). Las Vegas, NV: Victory Belt Publishing, 2014
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