Fine della quarantena: libertà vs paura

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Fine della quarantena: libertà vs paura

È finalmente arrivato il momento di uscire di casa, di tornare nel mondo, al nostro lavoro, alle nostre amicizie e di imparare a convivere con il virus.

Ma siamo davvero così felici di uscire o lasciare la nostra casa che fino ad oggi ha rappresentato un luogo sicuro sia fisico che mentale ci genera ansia e insicurezza?

In questi mesi abbiamo imparato a fare uscite fuggevoli e brevi per tornare in isolamento, creando routine che potessero gestire lo stress del confinamento, ora dobbiamo passare attraverso la paura dell’essere indifesi di fronte a possibili contagi.

Il pericolo che le persone si autoconfinino prolungando il lockdown è reale e desta non poche preoccupazioni.

Molte persone hanno dovuto gestire per un periodo, socialmente molto lungo, la vita in casa con bambini piccoli, anziani o disabili senza nessun aiuto, con l’angoscia di un futuro sospeso e molti di noi hanno subito e subiscono grossi danni economici o sono venuti a trovarsi in situazioni economiche precarie.

Come se non bastasse, su questa base traumatica, si aggiunge la paura del contagio e quindi di riprendere le relazioni con gli altri, che siano i nostri vicini, i nostri genitori o i nostri amici pur avendo un gran bisogno di relazione emotiva e fisica.

Ansia e sindrome post traumatica da stress

Questo può scatenare una sindrome ansiosa e i sintomi possono includere: cefalea, insonnia, tachicardia, disturbi gastrointestinali, abuso di alcolici, fino ad arrivare ad una vera e propria sindrome post traumatica da stress. Questa riguarda in genere il personale sanitario che ha lavorato in prima linea in una situazione di sconosciuta emergenza, chi si è ammalato e ha temuto per la propria vita, chi ha perso una persona cara.

In questo caso sintomi sono più intensi: insonnia marcata, flashback, incubi,  iperattività, sensazione di vuoto e apparente assenza di emozioni, rischio di abuso di alcool.

In questo caso la terapia è fondamentale per integrare il trauma e superarlo.

Infine particolare attenzione anche a tutti coloro che anche prima di questo evento eccezionale e traumatico della pandemia soffrivano di disturbi ansiosi depressivi. Il rischio è l’acuirsi dei sintomi e scompensi con aumento di attacchi di panico.

Cosa fare allora? Ecco alcuni consigli pratici

  • Ammettere e condividere le proprie paure, questo permette di sentirsi collegati e non soli ad affrontare i pensieri negativi alla base dei sintomi. Con i dovuti dispositivi e rispettando le distanze dai appuntamento ad un amico o amica all’aria aperta e condividi con lei le tue paure e i tuoi progetti e ascolta i suoi
  • Accettare un periodo di transizione in cui non si sta bene senza vergognarsi ma viverlo come una fase di cambiamento
  • Riprogrammare la routine andando contro la paura e quindi iniziare con brevi passeggiate senza nessuna meta specifica cominciando con 5 minuti e aumentando il tempo fino a mezz’ora.
  • Dedicare ogni giorno almeno 15 minuti al rilassamento utilizzando pratiche di meditazione, training autogeno, autoipnosi.

Ma soprattutto cominciare a riprogrammare il futuro a dispetto delle norme ancora vigenti: vacanze, viaggi futuri, cambiamenti di casa o di lavoro senza farsi bloccare dall’incerto.

E se tutto questo non bastasse, cominciare un percorso che possa aiutare a trasformare questo periodo di incertezza in un periodo di scoperta delle proprie risorse e capacità.

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Elena Moglio

Elena Moglio

Medico Chirurgo Psicoterapeuta È specialista in psicoterapia ipnotica, terapia della coppia e mediazione famigliare a indirizzo sistemico.
Elena Moglio

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