Lo stress da lavoro può uccidere

Lo stress da lavoro può uccidere

Salute mentale e mortalità sono legate ai carichi di lavoro, al grado di autonomia e alle abilità cognitive.

Il COVID-19 ha portato conseguenze nella vita di tutti ed ha rivoluzionato il mondo del lavoro.

Se da un lato lo smart working ha garantito in molti casi continuità nella vita professionale ed economica, dall’altro ha rinchiuso le persone in casa per mesi. Questo ha sommato ai normali carichi di lavoro la necessità di rendere conto dei risultati raggiunti ai propri responsabili, con conseguenti situazioni di stress. Un gran numero di persone ha continuato a lavorare a ritmi ancor più sostenuti del solito, rispondendo a richieste pressanti e non sempre gestibili.

L’attuale pandemia potrebbe far aumentare il numero di persone con problemi di salute mentale legati all’isolamento e alla paura del contagio, e il lavoro non dovrebbe diventare un’ulteriore causa.

Un articolo pubblicato nel Journal of Applied Psychology, segnala che lo stress sul lavoro potrebbe portare ad un deterioramento della salute mentale e ad un più alto rischio di morte.

Secondo l’autore principale Erik Gonzalez-Mulé, assistente professore del comportamento organizzativo e delle risorse umane presso la Kelley School of Business dell’Università dell’Indiana, il grado di autonomia e le capacità cognitive sono determinanti nella gestione dei fattori di stress, come le urgenze e i carichi di lavoro eccessivi.

Lo stress da lavoro viene riconosciuta come è una delle maggiori cause di depressione e morte soprattutto in quei lavoratori con scarso potere decisionale, e nelle persone con inferiori capacità cognitive.

Al contrario, coloro che ricoprono posizioni che godono di maggiore autonomia, in grado di determinare le proprie priorità ed i propri obiettivi godono di una migliore salute fisica e psichica, con un minor rischio di morte. Inoltre chi ha un più alto livello intellettivo si adatta meglio a ritmi di lavoro particolarmente impegnativi e impara a gestire lo stress.

 Secondo quanto sostiene Gonzalez-Mulé le aziende dovrebbero migliorare i metodi di selezione delle risorse umane, destinando il personale con maggiori abilità cognitive a posizioni più impegnative e consentire, ove possibile, carichi e orario di lavoro ridotti.

Questi accorgimenti aiuterebbero le aziende a migliorare sia il rendimento aziendale che la soddisfazione e la salute dei propri dipendenti.


Fonti:

https://news.iu.edu/stories/2020/05/iub/releases/19-kelley-research-worker-lack-of-autonomy-cognitive-ability-impact-on-mental-health-mortality-depression. html

https://doi.apa.org/getdoi.cfm?doi=10.1037/apl0000501

Malattia da coronavirus (COVID-19)

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