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Tecnologia e salute

Intestino: alcuni dei nostri batteri intestinali hanno più di 15 milioni di anni

Intestino: alcuni dei nostri batteri intestinali hanno più di 15 milioni di anni

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista americana Science, alcuni dei batteri presenti nel nostro intestino sono stati tramandati nel corso di milioni di anni ed esistevano già prima che ci evolvessimo in umani.

Secondo la ricerca questi batteri, che vivono nel nostro apparato digerente e risalgono ad almeno 15 milioni di anni fa, si sarebbero coevoluti con la specie umana e, tramandati per centinaia di migliaia di generazioni ospitanti, avrebbero contribuito alla formazione del nostro attuale intestino.

La ricerca, che comprendeva un team internazionale di scienziati, è stata condotta da Howard Ochman Moeller, professore di biologia integrativa presso l’Università del Texas a Austin, e Andrew Moeller, un ex studente laureato presso UT Austin, attualmente ricercatore post-dottorato presso l’Università di California, Berkeley.

Gli autori hanno condotto un’analisi genetica su i campioni fecali di 16 abitati del Connecticut e di alcune specie di scimmie africane tra scimpanzé, bonobo selvatici e gorilla e hanno individuato la presenza di uno specifico gene presente in ciascun campione, ma in differenti versioni. Con i dati ottenuti, sono riusciti a ricostruire gli alberi evolutivi di ben tre gruppi di batteri intestinali che costituiscono oltre il 20% del microbima dell’intestino umano.

Per due di questi gruppi di batteri, Bacteriodaceae e Bifidobacteriaceae, è emerso che hanno alberi evolutivi molto simili sia nelle scimmie che negli uomini. Il terzo gruppo di batteri, invece, noto come Lachnospiraceae, hanno una storia evolutiva più complicata da ricostruire, perché sembrerebbe che per almeno quattro volte siano scomparsi per lunghi periodi dell’apparato digerente delle varie specie, ricomparendo a periodi diversi in una specie primate o nell’altra.

Successivamente, approfondendo i risultati emersi con il sequenziamento genetico dei campioni fecali, i ricercatori sono arrivati a scoprire ulteriori prove genetiche che sosterrebbero che la distinzione dei ceppi batterici intestinali sarebbe avvenuta con l’evoluzione della specie ospite in rami filogenetici diversi. Per esempio, è stato registrato che una delle scissioni batteriche è avvenuta 15.6 milioni di anni fa, che, più o meno, rispecchia il periodo evolutivo in cui i gorilla si separarono dal ramo filogenetico degli altri ominidi.

I ricercatori non sanno ancora come abbiano fatto questi antichi ceppi di microbi a tramandarsi di generazione in generazione per milioni di anni. Sopratutto perché esistono numerose evidenze scientifiche che ammettono che sono molti i fattori che influenzano la diversità batterica dell’intestino umano: la dieta, la geografia, la nostra storia medica, le interazioni sociali, ecc.

Che l’evoluzione possa aver avuto un ruolo più importante di quanto finora si sia pensato?

“La cosa più interessante per me è che questa codiversificazione tra batteri e primati ospitanti potrebbe estendersi molto più indietro nel tempo”, ha detto Moeller in un comunicato. ”Forse riusciremo a risalire ad un nostro comune antenato tracciando i microbi intestinali con tutti i mammiferi, i rettili, gli anfibi, forse anche tutti i vertebrati. Se questo fosse vero, sarebbe incredibile.”

Fonti:

Andrew H. Moeller, Alejandro Caro-Quintero, Deus Mjungu, Alexander V. Georgiev, Elizabeth V. Lonsdorf, Martin N. Muller, Anne E. Pusey, Martine Peeters, Beatrice H. Hahn, Howard Ochman. Cospeciation of gut microbiota with hominids. Science, 2016

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