La nuova rivoluzione culturale in diagnostica e terapia

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La nuova rivoluzione culturale in diagnostica e terapia
Sono malato! Vado dal medico o dal fisico? Una rivoluzione culturale che cambierà diagnosi e terapia.
La biofisica scavalcherà la biochimica. Ci cureremo più con le onde elettromagnetiche che coi farmaci intervenendo a monte delle malattie piuttosto che a valle riparando coi farmaci chimici i danni della malattia.

Quando una persona ha dei sintomi di malattia va dal medico che fa una diagnosi e prescrive una cura.
La malattia ha alterato qualcosa, c’è un danno in qualche tessuto, ci sono sostanze fuori dalla norma che sono rilevabili con l’analisi del sangue, delle urine, od altro.
La somministrazione di sostanze farmaceutiche ripara il danno.
Il tutto a valle del guasto provocato dalla malattia.

Ma cosa è successo davvero: perché è nata la malattia?

Di norma le cellule si comportano nella modalità di “tessuto sano” che resiste alla malattia, a volte per qualche input sbagliato, hanno assunto diversa modalità, lasciando sviluppare la malattia.

L’origine, allora, potrebbe essere non sempre nel tessuto periferico che si ammala, ma a monte, dove nasce l’input che governa la modalità di comportamento delle cellule, cioè nel cervello.
Molti ricercatori hanno approfondito questo concetto spesso fornendo anche documentazioni abbastanza convincenti. In molti casi è possibile invece intervenire a valle coi farmaci, correggere a monte gli input da “modalità malata” che soccombe a “modalità sana” che contrasta la malattia.
Ecco la rivoluzione che ha già profondamente cambiato la diagnostica ed ora inizia a cambiare la terapia. Sembra tutto facile, ma non lo è per niente.

Una questione di chimica e di fisica

Del mondo della chimica e dei farmaci sappiamo molto. Sono stati scritti quintali di articoli e di trattati sulla biochimica. Ma la conoscenza della biofisica è recente e sta emergendo che il nostro organismo è governato sia dalla chimica che dalla fisica.
Anzi, sta emergendo che la biofisica è a monte della biochimica, ed in qualche modo la pilota. Sta partendo una vera rivoluzione culturale.

Nel campo diagnostico la fisica è già entrata nelle abitudini e nell’accettazione di tutti. Nessuno oggi commenta l’utilità di un elettrocardiogramma, di un elettroencefalogramma, di una tac o di un’ecografica, ma quando si passa alla terapia biofisica il sospetto prevale.

Nella Facoltà di Medicina si studia poca fisica.
Per sapere cos’è un’onda elettromagnetica, una frequenza, una risonanza, bisogna studiare dopo la laurea. E con l’enorme quantità di cose che un medico deve studiare dopo, la biofisica rischia di essere la cenerentola.
Oggi però la terapia fisica sta prepotentemente emergendo come una branchia essenziale della pratica medica moderna.

L’importanza della fisica in medicina

C’è da superare un tabù culturale e sono ancora pochi i medici aperti al nuovo.
Dall’evoluzione dell’elettronica, negli ultimi anni abbiamo imparato molto.
Abbiamo capito che tutte le cellule comunicano tra di loro, sono tutte in rete, si “telefonano” attraverso onde di frequenza estremamente basse (onde ELF – estremely low frequence).
Abbiamo imparato a leggerle, a capirle, correggerle. Abbiamo capito che in natura non c’è nulla di fermo. Tutto vibra con una frequenza superspecifica. Cosa vuol dire? Ad esempio il colore degli oggetti è determinato dalle onde vibrazionali che quegli oggetti emettono con una lunghezza d’onda nel campo del visibile.
Anche le cose inanimate vibrano ed emettono continuamente la loro frequenza, anche i farmaci.

Vibrazioni e farmaci

Queste sostanze sono farmaci proprio perché emettono frequenze nel campo delle onde ELF ed intervengono nelle comunicazioni tra le cellule, modificandone il comportamento. Molti farmaci hanno molecole grosse che non entrano nella cellula, ma si legano ai recettori esterni specifici che sono con la testa fuori dalla cellula e con la coda dentro.
A contatto col farmaco i recettori portano all’interno della cellula dei segnali biofisici che producono delle modifiche di comportamento e correggono la malattia.
Questa è la parte di azione fisica dei farmaci. Poi, c’è anche un’attività chimica con l’intervento in reazioni biochimiche che correggono i difetti da cui deriva la malattia.

Il futuro è già qui

È l’azione chimica quella prevalente, come suggerisce la cultura tradizionale? Non sempre e la sorpresa è stata scioccante. Solo in molti casi si ottiene lo stesso risultato somministrando non la sostanza, ma solo la sua frequenza attraverso un elettrodo.
Si ottiene l’effetto voluto e non ci sono quelli collaterali dei prodotti di degradazione del farmaco. La sostanza chimicamente non c’è, ma la sua vibrazione si, e le cellule la leggono e rispondono.
Sembra fantascienza del futuro. Ma il futuro è già qui. C’è ancora molto da scoprire e la gara è decisamente affascinante.

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