Una pratica aggiuntiva per trattare i tumori

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Una pratica aggiuntiva per trattare i tumori
Riprogrammare le cellule malate per farle tornare sane o indurle al suicidio.
E’ questo il nuovo approccio alla cura del tumore che sta emergendo dalla ricerca. Gli italiani sono in prima fila nello sviluppo di questo nuovo approccio. Paragonando il comportamento delle cellule staminali con quello delle cellule tumorali si è scoperto che rispondono alle stesse regole biologiche. Regole che oggi i ricercatori sono in grado di controllare.

Premessa

La presente descrizione riassuntiva è redatta secondo concetti strettamente scientifici e documentati ma con uno stile divulgativo ed adottando semplificazioni per rendere comprensibile l’argomento anche ai non addetti ai lavori. La ricerca sullo zebrafish ed il suo utilizzo nei tumori.
Tutto è iniziato circa 15 anni orsono quando il prof. Biava all’Università di Pavia faceva valutazioni sull’attività dei chemioterapici utilizzando anche embrioni del pesce zebrafish che sono il modello standard usato nel mondo per gli studi genetici degli animali e dell’uomo.
Pier Mario Biava si accorse che mentre i tumori impiantati nel pesce adulto crescevano e proliferavano, impiantati sulle uova non si sviluppavano.
Divenne spontaneo cercare quali sostanze all’interno delle uova di Zebrafish avevano le proprietà di fermare il tumore e si trovò che un pool di sostanze proteiche a basso peso molecolare individuate come fattori di differenziazione durante l’organogenesi (la formazione dei diversi organi del nascituro) fanno si che le cellule tumorali vengano riprogrammate e tornino ad essere normali ed a produrre cellule figlie normali e non più tumorali. Ma per comprendere questo meccanismo, cominciamo dal principio.

Le replicazione cellulare

Ogni organismo è generato da una cellula uovo fecondata. Questa unica cellula contiene nel suo DNA tutto il genoma del futuro organismo ed è paragonabile ad una biblioteca con tutto il sapere di come si svilupperà e si comporterà il nascituro.

Questa cellula totipotente (cioè capace di dare origine ai 252 tipi di tessuti di cui sarà composto l’organismo adulto) comincia a dividersi in 2 poi in 4 poi in 8 cellule e così via tutte uguali alla cellula madre, anche se più piccole, fino a quando c’è un numero di cellule sufficienti per iniziare la differenziazione dei vari tessuti.
Nell’embrione tutte le cellule iniziali hanno tutti i geni potenzialmente attivi, ma ogni tessuto ne utilizza solo quella parte che compete il funzionamento di quel tessuto e si ottiene questo risultato di differenziazione attraverso varie fasi di “spegnimento” o disattivazione di quei geni che per quel tessuto non sono funzionali.
Alla fine del processo di differenziazione ad esempio ogni cellula epatica conterrà tutto il genoma del soggetto ma saranno rimasti attivi solo i geni utili alle funzioni epatiche e tutti gli altri saranno disattivati. Questo vale per tutti i tessuti. Quando gli organi si sono formati si ha un calo significativo dei fattori di differenziazione che hanno guidato il processo dell’organogenesi ed hanno esaurito il loro compito.
Ne rimane solo una minore quantità che in gioventù mantiene la crescita, nell’età adulta mantiene il rinnovamento e nella vecchiaia, calando ancora, lasciano spazio alla senescenza.

La medicina classica

La medicina oncologica tradizionale ha studiato tutti i modi possibili per eliminare le cellule tumorali, con la chirurgia, coi chemioterapici, con la radiologia con ogni altro mezzo. E’ però difficile trovare il presidio o il chemioterapico così selettivo che elimina le cellule tumorali rispettando le altre. I problemi di tollerabilità impediscono, il più delle volte, di usare dosi di chemioterapici che creano un’eliminazione definitiva. Si devono usare dosi tollerabili e si devono così affrontare più cicli di terapia.
Quando si interviene con la chirurgia, spesso è difficile individuare ed asportare tutte le cellule tumorali. Alcune residue possono andare in giro creando metastasi e riformare il tumore.

La via alternativa

Per cercare di superare questi limiti si è sviluppato un filone della medicina che non si prefigge il difficile obiettivo di uccidere tutte le cellule tumorali, ma quello di correggerle e spingerle verso la normalità. Gli studi sono cominciati su culture di cellule tumorali in provette. Si è constatato che le staminali tumorali, opportunamente trattate, possono riprogrammare il loro comportamento e tornare a produrre cellule sane e non più cellule tumorali. (Oncovita)
Ad esempio si è constatato che prelevando i fattori di differenziazione da embrioni di Zebrafish e somministrandoli a culture di cellule tumorali in provetta se ne rallenta la crescita del 30%.
Se però si uniscono questi fattori di differenziazione al chemioterapico c’è sinergia ed il rallentamento raggiunge il 90%. (Oncovita)
Il 5-fluorouracile interferisce col metabolismo delle cellule tumorali rendendole più sensibili ed i fattori di differenziazione hanno buon gioco nel correggerle o eliminarle con l’apoptosi. Somministrando in vivo i fattori di differenziazione ricavati da embrioni del pesce Zebrafish si ottengono nell’uomo risultati simili a quelli in vitro.
Questo meccanismo è confermato dall’esame con la TAC che evidenzia la regressione di noduli di epatocarcinomi trattati con fattori di differenziazione di Zebrafish. Dove c’era il nodulo si forma tessuto normale a differenza di quando il nodulo regredisce per eliminazione delle cellule tumorali che lasciano un vuoto occupato poi da tessuto connettivo. (OncoVita)
L’individuazione delle anomalie cellulari e l’avvio alla riprogrammazione o all’apoptosi coinvolge varie tipologie tumorali, come l’epatocarcinoma, il glioblastoma, il tumore della mammella, del colon, del polmone, il melanoma, anche se con diversa efficacia della risposta.
Questi fattori embrionali coinvolgono anche i tessuti sani che riprendono un ritmo metabolico più attivo con miglioramento del performance status, dell’appetito e dell’energia generale.

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