Diete drastiche: bisogna fare attenzione

Diete drastiche: bisogna fare attenzione

La Crash Diet è un programma drastico di dimagrimento corporeo: si tratta di un digiuno controllato, teso a ridurre il tessuto adiposo nel più breve tempo possibile.

L’apporto energetico è uguale o inferiore al 30% di quello normocalorico, per questo è impensabile effettuarla in autonomia e senza indicazione o controllo medico. La crash diet non si può protrarre oltre 7 giorni consecutivi.

Queste diete sono basate sull’assunzione di pasti sostitutivi, barrette o bevande, che apportano tutti i nutrienti necessari per l’organismo, riducendo però in maniera violenta l’impatto calorico.

È importante e da non sottovalutare la pigrizia che padroneggia e vince sulla forza di volontà e la disponibilità al sacrificio individuale e collettivo, la possibilità di ricorrere al pasto solubile, tascabile, che si mangia o si beve in un attimo piace ed è comoda, ma è uno strumento pericoloso. Infatti, si rischia di mangiare sempre meno illudendosi di aver risolto il problema poiché si vede costantemente abbassarsi il peso indicato sulla bilancia, perché banalmente qualsiasi regime alimentare che dia un taglio alle calorie fa perdere peso. Ricordiamoci sempre che se la dieta non è equilibrata e non si fa attività fisica è tutto inutile: appena l’individuo si stancherà di barrette o frullati o altro tipo di fake meals, si tornerà a mangiare normalmente, e normalmente ritorneranno i problemi legati al peso di partenza, con gravi rischi di abbassamento dell’autostima e facile e rischiosa insorgenza di disturbi del comportamento alimentare.

Perdita di identità culturale e di educazione alimentare

Secondariamente, pensiamo al grande tradimento concettuale che (nel caso della popolazione mediterranea) commette nei confronti di quel patrimonio culturale e immateriale che è la Dieta Mediterranea e la filosofia della convivialità, territorialità, stagionalità dell’alimentazione e del mangiare sano. Affidarsi a stili di vita alimentari come le crash diets mette in serio pericolo la perdita di identità culturale e di educazione alimentare, scadendo molto facilmente nella malnutrizione. In medio stat virtus dunque: meglio imparare a mangiare sano lasciandosi guidare da un reale regime dietetico equilibrato, ipocalorico e adeguato alla perdita di peso necessaria, ricorrendo ai sostitutivi periodicamente e in quantità davvero limitate.

Vantaggi

  • Utile per smaltire piccole quantità di grasso corporeo in brevissimo tempo (negli sportivi, anche se il rischio è influire negativamente sulla prestazione atletica)
  • Praticità, comodità
  • Costo economico (rispetto a un percorso dietoterapico strutturato)
  • Facile perdita di peso
  • Riduzione pressione arteriosa
  • Riduzione tasso glicemico in soggetti affetti da DT2
  • Riduzione colesterolo totale
  • Utile in caso di BMI 30.1-39.9 kg/m2, ma sempre sotto il controllo di un Dietista e di un Medico specialista.

Svantaggi

  • Malnutrizione, fame
  • Se il dimagrimento auspicato è rilevante, la dieta crash diviene quasi totalmente inefficace, poiché NON sostenibile.
    In soggetti sovrappeso e gravemente obesi (BMI: 25-30 e >40 kg/m2), questi approcci nutrizionali non sono indicati, salvo situazioni particolari, nel secondo caso in particolare si ricorre ad altri interventi, (chirurgia bariatrica)
  • L’assunzione di alcolici rischia di peggiorare o provocare carenze vitaminiche, disidratazione e ipoglicemia.
  • La composizione nutrizionale in genere demonizza i carboidrati a favore di una quantità esagerata di proteine: eppure sono numerosi ormai gli studi che dimostrano come la drastica riduzione di carboidrati sia non solo inefficace nella perdita di peso, ma anche pericolosa.
  • “Effetto yo-yo”: continua fluttuazione dovuta al recupero e alla perdita di acqua e grasso corporeo tra i periodi di dieta e quelli di compenso.
  • Dopo 1 o 2 giorni di crash-diet, l’organismo si adatta abbassando il metabolismo, vanificando il dimagrimento ottenuto fino a quel momento.
  • Il peso perso è costituito prevalentemente dai fluidi corporei e solo in minor parte dal tessuto adiposo.
  • Stress psicoemotivo di chi pratica una crash diet (probabilmente già sofferente): l’autostima viene compromessa dopo ogni ripristino del peso di partenza.
  • Stereotipo di condotte alimentari malsane adottate dai soggetti potenzialmente affetti (o a rischio) di disturbi del comportamento alimentare.

Ghiselli, ricercatore dell’INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per l’Alimentazione e la Nutrizione umana) dichiara «Tra l’altro la sensazione di sazietà dipende anche dalla gratificazione sensoriale: con cibi poco saporiti o che non danno la sensazione di aver davvero fatto un pasto il pericolo di andare fuori controllo e mangiarne di più è concreto» […] «Il fai da te è pericoloso con qualsiasi dieta, e ovviamente anche con i sostitutivi del pasto – continua Ghiselli –. In questo caso c’è qualche rischio in più perché da soli è difficile sapere quale prodotto scegliere o quale serve a seconda della propria condizione personale».

STUDI

Indagine

Sostitutivi di pasto proteici.  

Treyzon Leo, Steve Chen, Hong Kurt, Eric Yan, Carpenter Catherine, Thames Gail, Susan Bowerman, He-Jing Wang, Elashoff Robert e Zhaoping Li – Centro UCLA per l’alimentazione umana.

100 persone in sovrappeso

Durata: 12 mesi

I soggetti dovevano seguire una dieta che includeva due frullati sostituti di un pasto al giorno e uno snack proteico. I soggetti sono stati equamente divisi in due gruppi, di cui uno ha assunto un placebo senza proteine.

(Link: nutritionj.com/content/7/1/23)

Risultati

  • Entrambi i gruppi hanno finito per perdere la stessa quantità di peso.
  • L’analisi impedenziometrica ha evidenziato una maggiore perdita di grasso corporeo nelle persone che hanno consumato più proteine rispetto a coloro che ne hanno consumato un quantitativo standard

Indagine

Sostitutivi di pasto proteici.  

Treyzon Leo, Steve Chen, Hong Kurt, Eric Yan, Carpenter Catherine, Thames Gail, Susan Bowerman, He-Jing Wang, Elashoff Robert e Zhaoping Li – Centro UCLA per l’alimentazione umana.

100 persone in sovrappeso

Durata: 12 mesi

I soggetti dovevano seguire una dieta che includeva due frullati sostituti di un pasto al giorno e uno snack proteico. I soggetti sono stati equamente divisi in due gruppi, di cui uno ha assunto un placebo senza proteine.

(Link: nutritionj.com/content/7/1/23)

Risultati

  • La constatazione globale ha confermato che il consumo di sostituti di pasto proteici rende più efficace il controllo del peso rispetto alla sola limitazione delle calorie.
  • Una scoperta significativa supplementare, alla fine dello studio, è stata che il 64% dei soggetti che hanno assunto maggiori quantità di proteine, grazie ai frullati proteici, sono stati considerati a rischio molto più basso di ammalarsi dei comuni problemi di salute connessi con l’essere in sovrappeso, rispetto al 41% che ha consumato la quantità standard di proteine.

Indagine

Sostitutivo di pasto proteico: studio in doppio cieco, randomizzato controllato di due piani di dieta – uno iperproteico e uno equilibrato.

Lee Kiheon MD, MS; Jungun Lee, MD, MS, Kyung Woo Bae, MD; Kyung Choi Jae MD, MS, Jung Hwa Kim, MD, MS; Belong Cho, MD *; Seoul National University Hospital.

75 persone obese

durata: 3 mesi

1200 kcal/die F, 1500 kcal/die M

I soggetti non sapevano quale tipo di dieta stessero facendo.

onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1742-1241.2008.01965.x/abstract)

Risultati

Entrambi i gruppi hanno perso peso ed entrambi i gruppi hanno perso peso nella zona del ventre. Ma, le persone del gruppo che assumevano maggiori quantità di proteine, avevano perso più grasso corporeo (e meno massa magra) rispetto a coloro che hanno consumato la quantità standard di proteine.

Indagine

Studio dell’Università del Kentucky

Due diversi regimi dietetici decisamente ipocalorici (600-800 kcal/die) a base di sostitutivi del pasto: in un caso tutto il cibo era sostituito da barrette, frullati già pronti e dai nutrienti controllati; nell’altro i pazienti potevano mangiare anche frutta e verdura (cinque porzioni al giorno raccomandate).

21volontari obesi

Durata: 8 settimane

Risultati

  • I pazienti del primo gruppo avevano perso 19 chili, pari al 16.4 % del peso corporeo, mentre gli obesi nel gruppo più permissivo (si fa per dire) erano dimagriti di 17 chili, ovvero del 15.8 % rispetto al loro peso iniziale. A dispetto del gold standard (perdita del 5-10 % del peso iniziale: da qui in poi già si vedono effetti sulla salute generale
  • I ricercatori hanno effettuato una risonanza magnetica all’inizio e alla fine del periodo alimentare. Dopo una settimana dall’inizio della dieta, la massa grassa totale si era abbassata del 6%, il grasso addominale dell’11% e quello del fegato ben del 42%. Inoltre, i ricercatori hanno osservato miglioramenti rispetto all’insulino-resistenza, al colesterolo totale, ai trigliceridi, la glicemia e alla pressione. Tuttavia, sempre dopo 7 giorni, il contenuto grasso del cuore era aumentato del 44%, un aumento associato ad un deterioramento della funzionalità cardiaca, inclusa una riduzione della capacità di pompare il sangue.
  • L’effetto, però, è transitorio: dopo 8 settimane, i ricercatori hanno osservato che il grasso a livello del cuore era diminuito e la funzionalità dell’organo era migliorata. Così, gli effetti negativi sembrerebbero limitati alla prima settimana della dieta. Tuttavia, l’improvviso crollo delle calorie – ha spiegato la prima autrice Jennifer Rayner – fa sì che il grasso da diverse parti del corpo venga rilasciato nel sangue, per essere poi assorbito dal muscolo cardiaco, e non sappiamo ancora quali potrebbero essere gli effetti a lungo termine di questo improvviso accumulo di grasso nel muscolo cardiaco”.

Ricetta consigliata: https://www.dottoriesapori.it/ricette/smoothie-goloso-al-gusto-plumcake/

Autrice

dott.ssa Ottavia Sorace

Dietista

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